Pensieri&Parole

 

I VARI PROTOTIPI DEL COLLEZIONISTA

Cari amici,
vorrei iniziare parlandovi, appunto, dei vari “ prototipi umani” nei quali, nel corso dei miei anni di esperienza nel mondo dei collezionisti di auto d’epoca, ho avuto la fortuna ( o la sfortuna, a seconda dei casi ) di imbattermi.
Inizieremo quindi  dagli incontri più fortunati per passare poi, via via, a quelli meno fortunati ; partiamo quindi dal prototipo al quale, a mio modesto avviso, tutti dovremmo sforzarci di appartenere.
Il collezionista in questione, che necessariamente DEVE essere una persona con un reddito medio - alto altrimenti rischia di diventare uno sciagurato che toglie il pane di bocca alla propria moglie e/o ai propri figli per soddisfare i propri “ sfizi”, innanzitutto non fa calcoli economici sulla convenienza o meno di un restauro ( in rapporto alle  opinabili  quotazioni di giornali di “ rango” quali RUOTECLASSICHE e/o similari, queste saranno poi oggetto di una  mia prossima “ disquisizione” ) ma applica spassionatamente la massima secondo la quale “ DOVE C’E’ GUSTO NON C’E’ PERDENZA “, dove il gusto può scaturire da svariatissimi motivi vuoi perché e’ l’auto del papà, del nonno o di qualunque altro familiare, felicemente o fortuitamente “ conservata” fino ai giorni nostri, vuoi perché non e’ proprio quella ma un modello uguale, vuoi perché e’ stata la prima auto sulla quale si e’ imparato a guidare, vuoi perché e’ l’auto dove siamo stati con la nostra prima fidanzata, ecc.ecc.ecc.
Il collezionista in questione dovendo affrontare il restauro non si affida nelle mani del carrozziere e/o del meccanico di fiducia, fosse anche il più bravo del mondo, applicando la formula: “ questa e’ la macchina, fai tutto quello che c’e’ da fare e chiamami quando e’ pronta”, neanche per sogno, vuoi perché e’ innanzitutto un piacere, forse il più grande, interessarsi di reperire i ricambi per l’auto alla quale ci si tiene tanto curando che siano quelli originali e non “ taroccati” vuoi perché nessun meccanico e/o carrozziere di fiducia potrà MAI avere il tempo e la pazienza di reperire, dalla A alla Z , tutti i ricambi necessari perché potrà essere armato di tutta la migliore buona volontà del mondo ( che poi, diciamola tutta, non basta mica se non e’ accompagnata da una almeno sufficiente dose di cultura sulle auto d’epoca ) ma, prima o poi, statene pur certi, arriverà il momento in cui questa benedetta macchina comincerà ad essere “ di peso” in quell’officina, ad occupare ormai per troppo tempo uno spazio prezioso , e quindi questa benedetta macchina dovrà “smammare” al più presto da quell’officina, e questo accade sovente nella fase più delicata del restauro, ovvero quella del rimontaggio dell’auto.
Da questo momento, quando cioè nella mente di quel meccanico o di quel carrozziere si formerà questa idea, per la vostra beneamata macchina sarà la fine, sempreché non apparteniate all’anzidetta categoria.
Cosa succederà alla vostra macchina?
Ma succederà che l’ormai stanco e stufo bravo artigiano, per i motivi anzidetti, inizierà a dire “ ma sì, qua ci va bene anche il bullone della FIAT PANDA, che vuoi che cambia che il suo era nero e questo qua e’ bianco?” e tante, tantissime altre piccole e grandi OSCENITA’ di questo tipo.
Mi si potrà controbattere “ ma tu stesso hai detto che ci vuole la cultura per poter affrontare bene certi tipi di lavori, ora se vai dall’artigiano sotto casa tua cosa pretendi da quel poveretto? Potevi ben rivolgerti ad una officina specializzata per questo tipo di restauri, basta sfogliare RUOTECLASSICHE, ne troverai a centinaia di indirizzi”.
Ma a questo punto, gira e rigira, ci andiamo ad incartare nuovamente sul discorso che facevo prima, ovvero la sproporzione tra quelle che sono le quotazioni “ ufficiali “ di certi modelli ed i costi che si vanno a sostenere per un loro restauro completo; molte volte si arriva ad un rapporto di UNO A DIECI, senza rivolgersi ad artigiani blasonati perché poi in questo caso il rapporto potrebbe lievitare fino anche a raddoppiare, arrivando quindi ad UNO A VENTI.
Mi si potrebbe ancora obiettare “ ma hai appena detto che dove c’e’ gusto non c’e’ perdenza”; certamente, l’ho detto e lo ripeto, ma e’ anche vero che “ A TUTTO C’E’ UN LIMITE”, ma il discorso qui si fa veramente lungo e vi ho già promesso che questo sarà un tema di una delle prossime mie “ digressioni” quando avrò ‘esaurito l’excursus sui prototipi dei collezionisti.
Un saluto, quindi, ed un arrivederci alla prossima puntata.


GIUSEPPE CIOCIOLA

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